Il vento nello spinning in mare influenza quasi ogni fase della pesca: modifica la superficie, contribuisce alla formazione del moto ondoso, devia il trecciato durante il lancio e la caduta, altera la percezione del contatto con l'artificiale e può rendere un'esca perfettamente gestibile oppure quasi inutilizzabile.
Per questo motivo non basta sapere se il vento è debole o forte.
Conta soprattutto la sua direzione rispetto alla costa. Un vento frontale produce conseguenze molto differenti rispetto a uno alle spalle o laterale, e lo stesso vento può risultare favorevole in uno spot e problematico pochi chilometri più avanti semplicemente perché cambia l'orientamento della costa.
Anche l'intensità deve essere interpretata insieme alla durata. Un vento appena iniziato può increspare soltanto la superficie, mentre diverse ore di vento nella stessa direzione possono modificare sensibilmente onde, torbidità e movimento dell'acqua costiera.
Il pescatore deve inoltre distinguere ciò che il vento fa al mare da ciò che fa alla propria lenza. Una grande pancia nel trecciato può far sembrare che l'artificiale venga trascinato dalla corrente quando una parte importante della deriva è invece prodotta direttamente dal vento.
In questa guida vedremo come leggere direzione e intensità del vento nello spinning in mare, come modificare il lancio, come scegliere artificiali più controllabili e come adattare profondità e recupero senza trasformare il vento in una semplice regola del tipo "favorevole" o "sfavorevole".
Indice
- Perché il vento è così importante nello spinning
- La direzione del vento va letta rispetto alla costa
- Vento frontale
- Vento alle spalle
- Vento laterale
- Vento obliquo
- Intensità e durata
- Vento, onde e superficie del mare
- Vento e torbidità
- Vento e corrente non sono la stessa cosa
- Come il vento agisce sul trecciato
- Come lanciare con vento frontale
- Come gestire il vento laterale
- Forma e aerodinamica dell'artificiale
- Minnow, jerkbait e topwater con vento
- Sinking pencil e metal jig
- Soft bait e controllo della profondità
- Come adattare il recupero
- Quando cambiare posizione o artificiale
- Gli errori più comuni
Perché il vento è così importante nello spinning
Il vento agisce contemporaneamente sull'ambiente e sull'attrezzatura.
Sul mare può creare increspatura, aumentare progressivamente il moto ondoso e contribuire allo spostamento dello strato superficiale dell'acqua.
Sul sistema di pesca agisce soprattutto su trecciato e artificiale.
Durante il lancio modifica traiettoria e distanza. Dopo l'impatto può creare una pancia nella lenza, rendendo più difficile percepire il fondo, controllare una soft bait o riconoscere un attacco durante la caduta di un jig.
Il vento influenza inoltre la scelta stessa dell'esca.
Un minnow voluminoso può diventare difficile da lanciare controvento, mentre un metal jig compatto dello stesso peso mantiene una traiettoria molto più stabile.
Leggere correttamente il vento significa quindi capire quale problema sta creando e quale caratteristica dell'attrezzatura può compensarlo.
La direzione del vento va letta rispetto alla costa
Dire semplicemente che soffia maestrale, scirocco o qualsiasi altro vento non è sufficiente per stabilire come influenzerà la pesca.
Ciò che interessa allo spinner è soprattutto il rapporto tra la direzione del vento e l'orientamento dello spot.
Lo stesso vento può risultare frontale su una spiaggia, laterale su una scogliera e quasi alle spalle dietro un promontorio.
Dal punto di vista pratico è quindi più utile distinguere tra vento frontale, alle spalle, laterale e obliquo.
Anche questa classificazione non deve essere interpretata rigidamente.
Un vento raramente arriva perfettamente perpendicolare o parallelo alla costa e la sua direzione può cambiare durante la sessione.
L'obiettivo è capire quale componente prevalga e come questa influenzi lancio, lenza e superficie.
Vento frontale
Con vento frontale l'aria si muove prevalentemente dal mare verso il pescatore.
È una delle condizioni più impegnative per il lancio perché l'artificiale deve avanzare contro il flusso d'aria.
Gli effetti aumentano rapidamente con artificiali voluminosi, leggeri o poco aerodinamici.
Un popper con grande superficie frontale può perdere molta distanza, mentre un jig compatto riesce generalmente a penetrare meglio il vento.
Anche la lenza viene spinta verso il pescatore durante il volo e può formare un arco appena l'artificiale entra in acqua.
Dal punto di vista ambientale, se il vento soffia verso costa per un tempo sufficiente può contribuire a rendere la superficie più mossa e, secondo profondità e conformazione dello spot, aumentare la turbolenza vicino alla riva.
Questo non significa però che il vento frontale sia automaticamente favorevole alla pesca.
Quando l'intensità supera la capacità di controllare correttamente l'esca, il vantaggio ambientale eventuale viene superato dalla perdita di precisione e sensibilità.
Vento alle spalle
Un vento proveniente prevalentemente da terra e diretto verso il mare può favorire notevolmente la distanza di lancio.
Questo effetto è particolarmente evidente con artificiali relativamente aerodinamici.
Non bisogna però affidarsi completamente al vento.
Un'esca leggera può essere sollevata e deviata eccessivamente, mentre raffiche irregolari possono rendere difficile controllare il punto di caduta.
Anche dopo l'impatto la lenza può continuare a essere spinta verso il largo.
Con un jig lasciato affondare questo può creare una pancia importante nel trecciato, riducendo il contatto diretto con l'artificiale.
Dal punto di vista del mare, un vento da terra può lasciare relativamente più tranquilla la fascia immediatamente costiera, soprattutto quando il fetch disponibile è ridotto.
Ancora una volta, però, non esiste una conseguenza universale: mare preesistente, corrente e morfologia della costa continuano ad avere un ruolo determinante.
Vento laterale
Il vento laterale è spesso più difficile da gestire di quanto suggerisca la distanza di lancio.
Un artificiale pesante può raggiungere senza problemi la zona desiderata, ma il trecciato viene immediatamente spinto lateralmente e forma una curva tra cimino e artificiale.
Questa pancia modifica la percezione del contatto.
Durante la caduta di un jig il pescatore può avere l'impressione che l'artificiale stia ancora scendendo quando in realtà ha già raggiunto il fondo.
Con una soft bait può diventare difficile distinguere un attacco da una semplice variazione della tensione provocata dal vento.
Anche la traiettoria del recupero cambia.
L'esca non torna necessariamente lungo la linea geometrica che unisce punto di caduta e pescatore, perché la pressione esercitata sulla lenza introduce una componente laterale.
In queste condizioni è particolarmente utile ridurre la quantità di filo esposto al vento e mantenere la punta della canna relativamente bassa quando lo spot lo consente in sicurezza.
Vento obliquo
Nella realtà il vento arriva molto spesso con un angolo intermedio.
Un vento frontale-obliquo combina perdita di distanza e deriva laterale.
Un vento posteriore-obliquo può invece favorire la gittata, ma contemporaneamente spostare il trecciato verso uno dei lati.
La soluzione non consiste nel classificare ogni angolo con precisione, ma nel riconoscere le due componenti principali.
Se prevale quella frontale, bisogna privilegiare aerodinamica e peso sufficiente.
Se prevale quella laterale, diventa più importante controllare la pancia della lenza.
Se prevale quella posteriore, il problema principale può essere la precisione del lancio e il controllo del filo durante la successiva caduta.
Intensità e durata
La direzione del vento non basta: bisogna valutare anche quanto soffia e da quanto tempo.
Un vento debole modifica soprattutto la superficie e può essere gestito senza cambiamenti significativi dell'attrezzatura.
Aumentando l'intensità iniziano a diventare evidenti deriva della lenza, perdita di distanza controvento e difficoltà nel controllo degli artificiali più leggeri.
Con vento forte questi effetti possono diventare dominanti.
Anche la durata è fondamentale dal punto di vista ambientale.
Raffiche iniziate da pochi minuti non hanno necessariamente prodotto lo stesso mare di un vento che soffia nella stessa direzione da molte ore.
Il moto ondoso non dipende soltanto dalla velocità istantanea del vento, ma anche dal tempo per il quale agisce e dalla distanza sulla quale può trasferire energia alla superficie.
Per questo motivo osservare soltanto il vento presente nel momento in cui si arriva sullo spot può essere insufficiente per capire lo stato del mare.
Vento, onde e superficie del mare
Il vento trasferisce energia alla superficie e contribuisce alla formazione delle onde.
L'effetto immediato è spesso una maggiore increspatura.
Se intensità, durata e spazio disponibile aumentano, anche il moto ondoso può svilupparsi maggiormente.
Una superficie leggermente increspata può ridurre la trasparenza visiva tra aria e acqua e modificare il modo in cui il predatore osserva un artificiale vicino alla superficie.
Con mare più formato aumentano invece turbolenza, schiuma e movimento nelle fasce costiere poco profonde.
Questi cambiamenti possono modificare distribuzione del foraggio e zone utilizzate dai predatori.
Non bisogna però attribuire al vento qualsiasi onda osservata.
Un moto ondoso generato lontano può raggiungere la costa anche quando il vento locale è debole o proviene da una direzione differente.
Vento e torbidità
Il vento può contribuire indirettamente a modificare la trasparenza dell'acqua quando genera onde e turbolenza sufficienti a rimettere in sospensione sedimenti.
L'effetto è particolarmente evidente su fondali bassi e sabbiosi.
Su fondali profondi o rocciosi la risposta può essere molto differente.
Non è quindi corretto affermare che un determinato vento "sporca l'acqua" indipendentemente dallo spot.
Conta soprattutto ciò che quel vento produce localmente.
Una lieve velatura può ridurre la visibilità e modificare la distanza alla quale il predatore distingue l'artificiale.
Una torbidità molto elevata può invece rendere relativamente più importanti contrasto, vibrazioni e spostamento d'acqua.
La scelta dell'esca dovrebbe quindi essere basata sulle condizioni effettivamente osservate, non soltanto sulla provenienza del vento.
Vento e corrente non sono la stessa cosa
Uno degli errori più comuni consiste nel confondere la deriva prodotta dal vento con una corrente vera e propria.
Il vento esercita una forza sulla superficie dell'acqua e sulla lenza esposta all'aria.
La corrente rappresenta invece il movimento della massa d'acqua.
I due fenomeni possono avere direzioni simili, differenti oppure addirittura opposte negli strati considerati.
Una linea di schiuma spinta rapidamente dal vento non dimostra quindi che l'acqua a diversi metri di profondità si muova esattamente nello stesso modo.
Il pescatore può ottenere informazioni osservando contemporaneamente superficie e artificiale.
Se la lenza viene spinta fortemente lateralmente mentre un jig pesante mantiene una caduta relativamente verticale, una parte importante della deriva osservata dipende probabilmente dal vento sul trecciato.
Distinguere i due effetti è fondamentale per scegliere correttamente peso e traiettoria.
Come il vento agisce sul trecciato
Il trecciato presenta un diametro ridotto, ma una lunga quantità di filo esposta può comunque offrire al vento una superficie significativa.
Dopo un lancio lungo, decine di metri di lenza possono rimanere sospesi o appoggiati sulla superficie.
Il vento crea quindi una pancia tra canna e artificiale.
Più questa curva aumenta, minore è il contatto diretto.
Durante un recupero lineare il problema può essere relativamente gestibile.
Durante la caduta di jig e soft bait, invece, la perdita di sensibilità diventa molto più importante.
Utilizzare un trecciato inutilmente spesso aumenta la superficie esposta sia all'aria sia all'acqua.
La soluzione non consiste però nel ridurre indiscriminatamente il diametro: il filo deve rimanere adeguato al peso lanciato, agli ostacoli e ai predatori ricercati.
Come lanciare con vento frontale
Controvento diventa particolarmente importante ridurre la resistenza aerodinamica dell'intero sistema.
Artificiali compatti, pesanti rispetto al proprio volume e stabili in volo mantengono generalmente una traiettoria migliore.
Anche il lancio deve essere pulito.
Cercare di compensare il vento aumentando soltanto la forza può peggiorare il risultato se l'artificiale comincia a ruotare o la canna viene caricata male.
Una traiettoria eccessivamente alta espone l'esca al vento per più tempo.
Quando le condizioni e lo spazio lo permettono, un lancio relativamente teso può ridurre questo effetto.
Anche il momento nel quale si effettua il lancio può essere importante con vento irregolare.
Se le raffiche sono chiaramente intervallate da brevi diminuzioni, aspettare alcuni secondi può offrire maggiore precisione rispetto a lanciare nel picco della raffica.
Come gestire il vento laterale
Con vento laterale il problema principale è spesso ciò che accade subito dopo il lancio.
Il trecciato comincia a spostarsi prima ancora che l'artificiale raggiunga l'acqua.
Dopo l'impatto è quindi utile recuperare rapidamente l'eccesso di filo senza trascinare inutilmente l'esca fuori dalla zona desiderata.
Quando la conformazione dello spot lo permette, mantenere il cimino relativamente basso riduce la quantità di lenza esposta all'aria.
Anche modificare l'angolo del lancio può essere utile.
Invece di lanciare sempre perpendicolarmente alla costa, si può scegliere una traiettoria che sfrutti parzialmente il vento e permetta all'artificiale di attraversare la zona interessante durante il recupero.
Questo approccio è particolarmente efficace quando si pesca lungo una linea di corrente o una struttura parallela alla costa.
Forma e aerodinamica dell'artificiale
Il peso riportato sulla confezione non basta per prevedere come un artificiale si comporterà nel vento.
Due esche da 25 grammi possono avere prestazioni completamente differenti.
Un jig corto e compatto concentra molta massa in una superficie ridotta e tende generalmente a mantenere una traiettoria stabile.
Un minnow dello stesso peso possiede corpo, paletta e ancorette che aumentano la resistenza all'aria.
Anche all'interno della stessa categoria esistono differenze importanti.
Sistemi di trasferimento del peso e progettazione aerodinamica possono migliorare notevolmente il volo di alcuni hard bait.
La domanda corretta non è quindi soltanto "quanto pesa?", ma quanto bene utilizza quel peso durante il lancio?
Minnow, jerkbait e topwater con vento
Minnow e long jerk possono continuare a essere molto efficaci con vento, purché rimangano lanciabili e controllabili.
Modelli affusolati e dotati di buona stabilità in volo permettono spesso di pescare anche in condizioni nelle quali hard bait più voluminosi diventano difficili da utilizzare.
Una volta in acqua bisogna verificare soprattutto la stabilità nel moto ondoso e nella corrente.
Un minnow che lavora perfettamente con mare calmo può perdere assetto quando viene attraversato da un flusso molto più intenso.
I topwater risentono ancora di più delle condizioni superficiali.
Un WTD discreto può diventare difficile da controllare tra onde e vento, mentre un popper o un pencil di superficie più stabile possono mantenere maggiore presenza.
Non bisogna però aumentare automaticamente dimensione e rumore: se l'esca non riesce più a lavorare correttamente, può essere preferibile passare a una categoria sinking invece di forzare la pesca in superficie.
Sinking pencil e metal jig
Sinking pencil e metal jig sono tra gli artificiali più utili quando il vento aumenta.
Concentrano generalmente più massa rispetto al volume e permettono di mantenere buona distanza anche in condizioni difficili.
Il sinking pencil conserva un profilo pisciforme e offre una presentazione più simile a quella di un hard bait tradizionale.
Il metal jig privilegia invece penetrazione, distanza e capacità di raggiungere rapidamente profondità maggiori.
Con vento frontale può essere sufficiente passare da un jig largo a uno più compatto senza aumentare necessariamente la grammatura.
Con vento laterale, invece, un peso leggermente superiore può aiutare a mantenere maggiore contatto durante la discesa.
La scelta deve comunque rimanere proporzionata alla canna e alla fascia d'acqua che si vuole pescare.
Soft bait e controllo della profondità
Le soft bait sono particolarmente sensibili alla combinazione tra vento, corrente e peso della testina.
Con vento debole una zavorra leggera può permettere una presentazione naturale e controllata.
Quando aumenta la pancia del trecciato, la stessa configurazione può diventare difficile da leggere.
In queste condizioni aumentare moderatamente il peso può ristabilire il contatto.
Il principio rimane utilizzare la zavorra minima che consenta di raggiungere e controllare la fascia desiderata.
Passare direttamente a una testina molto più pesante può far precipitare l'esca troppo rapidamente, alterando completamente la presentazione.
Anche forma della testina, profilo della soft bait e diametro del trecciato influenzano la deriva.
Come adattare il recupero
Il vento modifica soprattutto il collegamento tra pescatore e artificiale, mentre la corrente modifica direttamente il movimento dell'esca rispetto all'acqua.
Per questo motivo il ritmo della manovella non dovrebbe essere cambiato automaticamente soltanto perché aumenta il vento.
Bisogna prima capire come sta realmente lavorando l'artificiale.
Con una grande pancia nel filo può essere necessario aumentare leggermente il recupero iniziale per ristabilire il contatto.
Successivamente l'esca può essere condotta alla velocità desiderata.
Con jig e soft bait diventa particolarmente importante osservare il filo durante le pause.
Una lenza spinta lateralmente può continuare a muoversi anche dopo che l'artificiale ha raggiunto il fondo.
Confondere questo movimento con una caduta ancora in corso aumenta il rischio di incaglio.
Quando cambiare posizione o artificiale
Non sempre la soluzione migliore consiste nel continuare ad aumentare peso.
Se il vento rende impossibile presentare correttamente un minnow, passare a un sinking pencil può essere più efficace che utilizzare un hard bait sempre più pesante ma ancora instabile in volo.
Se una soft bait non mantiene più il contatto, un jig può permettere di esplorare la stessa zona con maggiore precisione.
In altre situazioni conviene modificare direttamente la posizione del pescatore.
Spostarsi dietro una punta, lungo un lato diverso di un porto o in una porzione della spiaggia con orientamento differente può trasformare un vento laterale molto problematico in un vento quasi posteriore.
Questa possibilità è spesso più utile di qualsiasi modifica dell'attrezzatura.
Il vento deve quindi essere considerato anche nella scelta dello spot all'interno dello spot.
Gli errori più comuni
Considerare un vento favorevole o sfavorevole in assoluto
La sua influenza dipende dall'orientamento della costa, dalla tecnica utilizzata e dallo stato del mare.
Confondere vento e corrente
Una lenza spinta lateralmente dall'aria non dimostra che tutta la massa d'acqua si muova nella stessa direzione.
Guardare soltanto la velocità del vento
Durata, direzione e mare preesistente sono fondamentali per capire ciò che sta accadendo realmente.
Aumentare sempre la grammatura
Una forma più aerodinamica può risolvere il problema meglio di un semplice incremento del peso.
Lanciare più forte controvento
Se il lancio perde fluidità o l'artificiale diventa instabile, una maggiore forza può ridurre invece di aumentare la distanza.
Utilizzare una traiettoria troppo alta con vento frontale
Maggiore è il tempo trascorso dall'artificiale nell'aria, maggiore può diventare l'effetto del vento sulla sua traiettoria.
Ignorare la pancia del trecciato
Durante la caduta può compromettere sensibilità, lettura del fondo e riconoscimento degli attacchi.
Continuare a utilizzare un topwater non più controllabile
Quando onde e vento impediscono all'esca di lavorare correttamente, passare a un artificiale sinking può essere più razionale.
Utilizzare un trecciato sovradimensionato senza necessità
Una maggiore sezione aumenta l'effetto del vento e della corrente, oltre a penalizzare la distanza.
Insistere nello stesso punto quando basta spostarsi
Un piccolo cambiamento di orientamento rispetto al vento può migliorare enormemente lancio e controllo dell'artificiale.
Conclusioni
Il vento nello spinning in mare non dovrebbe essere classificato semplicemente come favorevole o sfavorevole.
La prima informazione importante è la sua direzione rispetto allo spot.
Un vento frontale penalizza soprattutto distanza e stabilità del volo. Un vento alle spalle può favorire la gittata ma aumentare la pancia della lenza verso il largo. Un vento laterale può consentire lanci relativamente lunghi e contemporaneamente rendere molto difficile il controllo della profondità.
Intensità e durata completano la lettura.
Un vento appena iniziato non ha necessariamente prodotto lo stesso moto ondoso di uno che soffia per molte ore, e il mare osservato sulla costa può essere influenzato anche da onde generate molto lontano.
È inoltre fondamentale distinguere vento e corrente.
Il vento agisce direttamente sulla lenza e sullo strato superficiale, mentre la corrente rappresenta il movimento dell'acqua. Le due direzioni non devono necessariamente coincidere.
Dal punto di vista dell'attrezzatura, la forma dell'artificiale diventa importante quanto la grammatura.
Metal jig compatti e sinking pencil permettono generalmente di mantenere maggiore distanza e controllo quando il vento aumenta. Minnow e long jerk rimangono efficaci finché la loro aerodinamica e stabilità consentono di raggiungere la zona desiderata. Topwater e soft bait richiedono invece una valutazione particolarmente attenta della superficie e del contatto con la lenza.
Non bisogna quindi aumentare automaticamente peso o velocità del recupero.
Prima conviene capire quale problema il vento sta creando: perdita di distanza, deriva laterale, pancia nel trecciato, difficoltà nella caduta oppure instabilità dell'esca.
A quel punto si può intervenire sulla variabile corretta: forma dell'artificiale, peso, angolo del lancio, posizione della canna oppure posizione del pescatore.
La regola più utile è questa: non scegliere l'artificiale in base al vento in senso astratto, ma in base alla capacità di lanciarlo, controllarlo e mantenerlo nella fascia d'acqua desiderata nelle condizioni realmente presenti.
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